Oasi Sport


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Attivitą all'esterno

Le nostre attivitą

La scelta di far praticare ai ragazzi, durante la settimana, in piscina, in palestra ed in uscite di fine settimana, varie discipline sportive quali mountain bike, canoa, tiro con l'arco, sci nordico, equitazione, rispecchia la necessita` di voler creare situazioni inedite ed inconsuete per stimolare le capacita` di reazione, di adattamento dei soggetti e, non ultimo, la motivazione.


Una particolare attenzione all'aspetto motivazionale e` alla base del nostro modo di fare "riabilitazione". Lontani da ogni forma di mentalita` pietistica, rinunciataria, tendiamo con ogni mezzo ad incentivare impegno, motivazione, divertimento. Questa e` forse la molla che spinge i nostri atleti a dare il massimo di loro stessi e oltre.

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  • Canoa:

La canoa rappresenta un'occasione nuova e diversa di rapporto con l'acqua, appare inoltre ai nostri occhi naturale evoluzione e abbinamento al nuoto.


Una nota di rilievo al parallelismo tra uso della canoa ed equitazione- ippoterapia. L'ondeggiamento dell'imbarcazione, come l'andatura del cavallo, trasmette continui adattamenti e riaccomodamenti di equilibrio, andando a lavorare sul tono della muscolatura dorsale e addominale.


Ovviamente questa attivita` di canoa viene proposta a tutti i ragazzi che hanno raggiunto una buona acquaticita` e l'acquisizione dei vari tipi di nuotata (crawl, dorso rana ecc.); cio` sia per motivi di sicurezza che per progressione didattica.


Comunque, prima di poter intraprendere tali attivita`, ai ragazzi viene richiesto del tempo al fine di far apprendere loro il nuoto con il giubbotto di salvataggio che presenta delle diversita` dai normali stili di nuoto.


La progressione didattica prevede i passi che seguono:

1. Approccio in palestra

Durante le attivita` di palestra viene proposto un lavoro propedeutico, utilizzando ausili costruiti dagli operatori, atti a
rafforzare le reazioni di raddrizzamento e tenuta di equilibrio.


Qui mostriamo un esempio di uso del piano basculante:



Oscillazioni con appoggio laterale.



Ricerca deel'equilibrio con sollecitazioni da parte del tecnico (posto dietro l'utente).



Esercizi dei punti sopra con l'utilizzo della bacchetta per gli arti superiori.

2. Approccio in piscina

Dalla palestra si passa successivamente alla piscina, situazione piu` vicina all'ambiente acquatico esterno a cui si vuole arrivare (lago), ma meno ricco di fattori di distrazione, piu` rassicurante e protetto.

In piscina il primo approccio avviene ripetendo l'attivita` proposta in palestra con l'asse basculante:

  • oscillazione della canoa con ricerca dell'equilibrio(spontanea);
  • oscillazione della canoa provocata dal tecnico;
  • ricerca della propulsione in avanti ed indietro con gli arti superiori senza pagaia(crawl, dorso): questo lavoro viene proposto prima con il movimento degli arti superiori simultanei per poi passare all'alternato;
  • utilizzo degli arti superiori in forma alternata per l'apprendimento delle varie manovre (girare a destra, girare a sinistra);
  • acquisizione del concetto di frenata ed inversione di direzione;
  • sperimentazione del ribaltamento: ai ragazzi viene insegnato a disimpegnarsi dalla canoa, provocando il ribaltamento.


Si passa quindi all'apprendimento della tecnica di pagaiata a bordo vasca:

  • viene utilizzato il monoremo sia sul lato destro che sul lato sinistro e viceversa;
  • viene introdotta successivamente la pagaia doppia con la stessa modalita` di funzionamento;
  • conoscenza delle rotazioni delle pagaie doppie.


Per raggiungere l'apprendimento della tecnica di pagaiata in canoa:

  • si propongono le attivita` gia` sperimentate al bordo con la stessa progressione sulla canoa doppia con il tecnico posto anteriormente (lavoro a specchio);
  • successivamente sulla canoa doppia con il tecnico posto posteriormente che controlla e corregge verbalmente il ragazzo;
  • infine utilizzo della canoa singola in piscina.


3. Fase finale al lago

Terminato questo lavoro, vengono proposte al ragazzo uscite al lago:

  • l'utilizzo della canoa doppia con il tecnico posto posteriormente;
  • utilizzo della canoa singola in forma autonoma richiedendo successivamente manovre sempre piu` difficoltose (es. virate a destra, a sinistra, contropagaiata, ecc.)

Una nota di riguardo va rivolta all'inserimento della canoa singola nella progressione didattica. Questa imbarcazione piccola e maneggevole rispetto alla canoa biposto, risulta piu` sensibile alle sollecitazioni prodotte dai movimenti di trazione in acqua della pagaia e permette al guidatore un controllo maggiore dei movimenti e della coordinazione arti superiori e busto.

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  • Mountain Bike

La mountain bike e sempre una grande fonte di divertimento, di impegno psicofisico e di scoperta di nuovi ambienti e nuove esperienze.

Anche per questa disciplina e` necessario impostare un programma propedeutico graduale in palestra che ci permetta di superare alcune difficolta` tecniche insite nell'uso di questo mezzo quali: equilibrio, ritmo, pedalata.

1.Ciclicita` statica

Il primo approccio a questo mezzo avviene in forma statica utilizzando la mountain bike fissata ad un rullo, cosi` da permettere l'apprendimento del pedalare senza lo spostamento.

In questa prima fase il ragazzo puo` porre l'attenzione solo su un aspetto per volta senza avere distrazioni derivanti dallo spostamento/equilibrio:

  • il ragazzo compie le esperienze di ciclicita` in fase statica;
  • successivamente si passa alla conoscenza del cambio e dei freni.


2.Ciclicita` dinamica

Superata la fase di apprendimento statico, si avvia un lavoro finalizzato all'apprendimento dell'equilibrio, dello spostamento nello spazio, della frenata, della capacita` di controllo globale del mezzo in un ambiente diverso e ricco di stimoli esterni.

La progressione e` la seguente:

  • ricerca dell'equilibrio e della pedalata con sostegno del tecnico che regola tale situazione:
  • esecuzioni libere nella palestra delle abilita` acquisite (equilibrio, frenate, ecc.);
  • esecuzione di percorsi semplici, dove le abilita` precedentemente acquisite non devono piu` essere espresse a caso o liberamente, ma finalizzate (evitare un ostacolo, compiere degli slalom tra i birilli, frenare di fronte ad un ostacolo ecc.);
  • ampliamento dell'esperienza: il ragazzo compiera` percorsi sempre piu` complessi e finalizzati all'acquisizione di abilita` sempre simili a quelle che dovra` affrontare successivamente in un ambiente esterno. Tali circuiti prevedono il superamento di ostacoli e difficolta` quali passare sopra la scala piana, la scala curva, gestire eventuali cadute e come svincolarsi dalla bicicletta.In questa fase il ragazzo impara a gestire situazioni esterocettive derivanti da tali attrezzi, che possono essere riconducibili in natura alle varie tipologie di terreni (percorsi con sassi, buche, ecc.);
  • verifica dell'esecuzione di tutti i compiti sopra citati sotto indicazione verbale del tecnico (comprensione del comando verbale);
  • sperimentazione in ambienti aperti limitrofi alla palestra (piccoli spazi), dove i ragazzi compiono percorsi rispettando un ordine e comandi verbali dati dai tecnici che li precedono o li affiancano;
  • uscite in ambienti piu` ampi con gli operatori (parchi pubblici, percorsi di montagna o cittadini, ecc.).


Le escursioni tendono a verificare, migliorare e potenziare funzioni come equilibrio, destrezza, orientamento spazio-temporale, oltreche' velocita` e resistenza.

Per i soggetti piu` in difficolta` viene adottato l'uso di un tandem mountain bike, cosi` da permettere loro la partecipazione alle uscite di gruppo.

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  • Sci


Doversi muovere su di un terreno particolare come la neve, con una attrezzatura predisposta al "galleggiamento" ed alla "scorrevolezza" presuppone soprattutto lo sviluppo di notevoli doti di equilibrio, di coordinazione e di ritmo.


Per questo motivo anche questa disciplina viene intrapresa dai ragazzi dopo lungo lavoro propedeutico svolto in palestra nel periodo invernale.


L'attivita` sulla neve, anche la piu` semplice, comporta modificazioni ed aggiustamenti dello schema motorio. Si pensi, a livello cinestetico, alla differenza che intercorre tra il normale terreno e la neve, nel camminare, correre, saltare , rotolare.


1. Approccio in palestra

Prima delle uscite extraterritoriali invernali, i ragazzi vengono preparati in palestra, effettuando, in forma lucida, esercizi propedeutici all'esecuzione dello sci da fondo e da discesa:


  • utilizzazione dell'asse basculante per far percepire al ragazzo lo spostamento del peso della gamba destra a quella sinistra (utile durante le curve nello sci da discesa);
  • acquisizione dello scivolamento prima tramite il monopattino, successivamente con i pattini, effettuando delle staffette;
  • simulazione della sciata effettuando staffette a squadre con sci ai piedi, senza racchette, che scorrono su tappetini di erba sintetica.


2. Approccio in pista: lo sci nordico


Vengono proposti ai ragazzi, come approccio iniziale, vari giochi che permettono l'apprendimento (ponendo attenzione al gioco e non al gesto tecnico specifico) evitando cosi` ansie e paure.

La progressione lucida segue a grandi linee questa sequenza:

  • staffette a squadre con gli sci ai piedi senza racchette;
  • staffette a squadre su percorsi con vari ostacoli da eseguire con andature laterali e in antero-posteriore;
  • giochi adatti all'apprendimento di varie posizioni del corpo sullo sci (gambe piegate, distese, ecc.); questi giochi vengono proposti in forma statica per poi proseguire in forma dinamica;
  • giochi a staffette utilizzando un solo sci senza l'utilizzo delle racchette per l'acquisizione dello scivolamento e della coordinazione degli arti superiori con quelli inferiori;
  • introduzione delle racchette con l'acquisizione del corretto utilizzo propulsivo delle stesse;
  • in questa ultima fase vengono proposte attivita` ( in forma lucida) utili all'apprendimento dei vari ritmi di sciata;
  • sperimentazione di caduta a destra e a sinistra con relativa tecnica utile a rialzarsi;
  • rotazione con gli sci (senza racchette) a destra e a sinistra senza sovrapporre gli sci; una volta acquisite buone capacita` di utilizzo degli sci, viene insegnato ad uscire dai canaletti ed a rientrarvi per affrontare il concetto di sorpasso.


3. Approccio allo sci alpino

Durante la settimana del soggiorno invernale, vengono proposti ai ragazzi vari tipi di giochi motori come nello sci da fondo, con la differenza che, nell'attivita` dello sci alpino, tali proposte educative proseguono anche durante lo svolgimento del lavoro specifico. Infatti l'organizzazione della giornata prevede due gruppi di lavoro nei quali ruotano i ragazzi.

Utilizzo dello ski-lift

Il ragazzo viene accompagnato dal tecnico, il quale spiega come utilizzare il pass elettronico; quindi viene invitato ad osservare come utilizza lo ski-lift chi lo precede; successivamente il ragazzo ed il tecnico si posizionano per poter prendere lo ski-lift (sci paralleli);

  • il primo approccio avviene con il tecnico che prende lo ski-lift e trasporta il ragazzo posto anteriormente;
  • quando il ragazzo dimostra di aver acquisito padronanza degli sci, in questa fase, il tecnico fa prendere lo ski-lift al ragazzo; in questo caso il tecnico posto posteriormente e` trasportato dal ragazzo, ma puo` controllare la giusta posizione degli sci del ragazzo posti in modo alternato con quelli del tecnico;
  • la fase successiva e` quella di far prendere lo ski-lift al ragazzo con il tecnico che, con la mano, si tiene solamente sulla parte posteriore della rondella; questa posizione da l'opportunita` al tecnico di potersi distaccare progressivamente dal ragazzo;
  • superata questa fase, il ragazzo prende autonomamente lo ski-lift ed il tecnico lo segue su quello successivo. Alla prima esperienza del ragazzo, vari tecnici vengono dislocati lungo il percorso dello ski.-lift ed uno all'arrivo per poter guidare e consigliare verbalmente il ragazzo.


La discesa

Il primo approccio avviene con il tecnico posto anteriormente al soggetto che, scivolando all'indietro e tenendo le punte degli sci dello stesso ragazzo, imposta lo spazzaneve. In questa prima fase non vengono utilizzate le racchette;

  • successivamente il tecnico scende sempre all'indietro, ma fa compiere al ragazzo le discese con un fermapunte il quale obbliga gli sci in una posizione di spazzaneve (punte unite, code aperte); in questo modo il ragazzo e` facilitato nell'acquisizione dello spostamento del corpo, al fine di poter eseguire le relative curve;
  • altra fase e` quella di far compiere la discesa autonomamente senza il fermapunte, curvando tra i paletti posti lungo la pista, per poter acquisire una corretta impostazione delle diagonali di discesa;
  • superata questa fase, viene dato al ragazzo un bastoncino da tenere con gli arti superiori distesi in avanti al fine di far acquisire la giusta posizione delle spalle, del busto e dell'inclinazione dello stesso in avanti;
  • nell'ultima fase il ragazzo compie la discesa con le racchette, cercando di apprendere il corretto utilizzo delle stesse per impostare ed eseguire le curve.


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  • Trekking


Il trekking e` una delle maggiori attivita` che vengono proposte ai ragazzi durante il periodo di soggiorno estivo.
Apparentemente camminare nei boschi, sentieri, rocce, prati, ecc. puo` essere considerato esclusivamente e semplicemente come un'attivita` di svago, contemplativa: ammirare le bellezze dei luoghi che si succedono lungo i percorsi.

Analizzando piu` attentamente queste attivita` constatiamo che non sono soltanto questi i contenuti che la caratterizzano, ma che ve ne possono essere molti altri.

L'esecuzione di un trekking richiede da parte del ragazzo attenzione, concentrazione e rispetto di numerose regole comportamentali, sia nei confronti del gruppo, che dell'ambiente.

Da non dimenticare che, per un disabile,un simile tipo di attivita` produce soddisfazione, orgoglio e va a rinforzare positivamente il proprio livello di autostima.

Altro aspetto da rilevare e` quello delle numerose e continue sollecitazioni che essi ricevono dalle caratteristiche del terreno (ghiaia, rocce, radici, ecc.) a loro sconosciute, dallo zaino che ingombra e pesa ( ma che garantisce la sopravvivenza della giornata...)

Queste molteplici sollecitazioni inducono a continue risposte di adattamento dello schema motorio (equilibrio, pressione sul terreno, ecc.)

Per questo motivo nel programma delle attivita` di palestra, nei mesi di maggio e giugno, viene inserito un lavoro propedeutico per il trekking.

Per questo motivo nel programma delle attivita` di palestra, nei mesi di maggio e giugno, viene inserito un lavoro propedeutico per il trekking.

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  • Tiro con l'arco


Questa attivita, presentata inizialmente in via sperimentale, viene praticata durante il periodo primaverile con la partecipazione dei ragazzi ad una serie di gare che prevedono anche la disciplina del tiro con l'arco. Qui i nostri "atleti" gareggiano con i normodotati.

L'attivita` viene svolta con tre archi scuola e relativo bersaglio applicato. Per la sicurezza personale abbiamo a disposizione diversi "parabbraccio" e paradita.

Prima dello svolgimento delle attivita` vengono proposte le varie fasi di preparazione e di montaggio dell'attrezzo, in modo da educarli ad una autonomia nell'uso dell'arco stesso.

Nella pratica sportiva vera e propria si sono evidenziati notevoli miglioramenti della posizione del corpo in fase di tiro, della coordinazione oculo-manuale e del grado di tensione da dare alla corda dell'arco in base alla distanza.


Progressi soddisfacenti si sono notati infine nell'apprendimento ulteriore delle norme da seguire per poter utilizzare correttamente e senza pericolo, per se e per gli altri, l'arco e le frecce.

Infatti gli esercizi ed i giochi proposti, con la pratica del tiro con l'arco, hanno lo scopo di educare i ragazzi anche al massimo rispetto delle regole verso se stessi e verso gli altri partecipanti.


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  • Equitazione


La terapia con il mezzo del cavallo (T.M.C.) e` per definizione "uno strumento terapeutico globale ed analitico estremamante ricco, che interessa l'individuo nel suo complesso psicosomatico, sia che venga praticato con disabili fisici che con disabili mentali".

Il metodo e` globale in quanto sollecita una partecipazione di tutto l'organismo, senza che si possa dire quale parte dell'individuo, quale sistema organico o mentale e` il primo ad essere interessato; e` analitico, perche` permette di stimolare isolatamente i meccanismi neuro-motori o reazioni comportamentali.

La T.C.M. non si rivolge ad un particolare tipo di handicap, ne` in termini di locazione del danno, ne` in termini di gravita`; si puo` dire che si rivolge a tutti coloro che necessitano di stimolazioni neuro-muscolari, propriocettive, esterocettive, spazio-temporali d'equilibrio e di coordinazione. Quindi tutte le patologie, che determinano una alterazione di uno o piu` di tali sistemi, possono essere rieducate con il cavallo.


Il cavallo quindi diventa il mezzo terapeutico per eccellenza, creando una condizione di inibizione-facilitazione estremamente dinamica, che apre innumerevoli opportunita` d'azione sia al ragazzo disabile che al terapista.






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